
Il neoscetticismo

Scheda.

Il mistero degli scettici

    Gli scettici erano filosofi che si rifiutavano di accettare
qualsiasi certezza e di fissare qualsiasi verit: solo quello che
appare in un determinato momento pu essere in qualche modo - e
molto relativamente - conosciuto da colui cui appare. E'
probabile, quindi, che abbiano fatto ben poco per passare alla
storia: per assicurarsi, cio, una per loro improbabile presenza
nel futuro. Il risultato  che degli esponenti del cosiddetto
secondo scetticismo, o neoscetticismo, si sa ben poco. Di
Enesidemo di Cnosso, ad esempio, non  dato sapere nemmeno se sia
vissuto nel primo secolo avanti Cristo o nel primo secolo dopo
Cristo: la sua opera (Schizzi pirroniani) - che, ovviamente, non
ci  pervenuta -  dedicata a un certo Tuberone, che alcuni
identificano con l'amico di Cicerone; d'altro canto Cicerone non
fa mai menzione di Enesidemo e dice che ai suoi tempi la scuola
pirroniana  ormai estinta. Nulla si sa nemmeno di Agrippa
(vissuto probabilmente nel primo secolo dopo Cristo); anche i suoi
scritti sono andati perduti. Le informazioni che abbiamo su questi
due filosofi scettici e l'esposizione dei loro trpoi (modi)
vengono da Sesto - detto empirico perch apparteneva alla scuola
dei medici empirici -, vissuto fra il 180 e il 220 dopo Cristo I
suoi scritti di medicina sono andati perduti, mentre ci sono
pervenute le sue opere filosofiche: le Ipotiposi o Schizzi
pirroniani, in tre libri; Contro i dogmatici, in cinque libri;
Contro i matematici, in sei libri. Nella prima opera, dopo avere
esposto i princpi generali dello scetticismo, Sesto critica la
filosofia dogmatica, in particolare quella degli stoici, ma
anche quella degli epicurei; questa critica  ripresa e ampliata
nello scritto Contro i dogmatici. Contro i matematici, invece,
contiene la critica alle diverse scienze che si erano andate
affermando autonomamente in epoca ellenistica: la grammatica e la
retorica, l'aritmetica e la geometria, l'astronomia e la
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